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Questa persona non esiste, ma grazie all’intelligenza artificiale un robot potrebbe scriverci una notizia.

Una grossa parte del mio lavoro riguarda la ricerca e la comprensione delle tendenze. Che non vuol dire necessariamente sapere dove sta andando il mondo, ma provare a capirlo, a leggere gli andamenti si.

È il caso dell’intelligenza artificiale.
Qualcosa in cui ancora non stiamo credendo a livello popolare (manco si trattasse di fede e non di altro) eppure sta permeando le nostre vite senza che ce ne si accorga. A volte in modo curioso e divertente (hai provato a giocare con l’assistente vocale del tuo telefono?) altre in modo molto più serio, sotto molti punti di vista.

A questo proposito voglio parlarti di questa tecnologia, sviluppata per scopi che, devo essere sincero, non mi sono chiarissimi.

Thispersondoesnotexist.com: intelligenza artificiale applicata

Questo è l’indirizzo di un sito web creato da Phillip Wang per dimostrare in modo concreto e inequivocabile una tecnologia di ricostruzione facciale, inizialmente costruito nei laboratori di Nvidia che, magari ai più non dice niente, ma è uno dei produttori più importanti nel mondo in materia di schede video per computer e non solo.

Il sito è composto da un’unica pagina. Ogni volta che la aggiorni vedi un volto di una differente. Ma quella persona non esiste, da nessuna parte. Ogni volto che vedi è una costruzione digitale creata da un algoritmo che si chiama StyleGAN, che, tra le altre cose, si può scaricare liberamente da GitHub (così… se ti servisse). 

Lasciando perdere la parte squisitamente nerd (linguaggio di programmazione, tecnolgie necessarie, etc.) che magari ci raccontiamo davanti ad una birra tra appassionati di Big Bang Theory, quello che veramente ci interessa è l’utilità di questo software (perchè questo stiamo parlando).+

Scenari possibili dell’uso scorretto dell’intelligenza artificiale applicata alla costruzione delle immagini e dei video

Non sono esattamente uno di quelli che pensa che la tecnologia sia demoniaca e che di questo passo dovremmo combattere con Terminator assieme a Sarah Connor, tuttavia non dobbiamo nemmeno sottovalutare certi utilizzi impropri possibili, conoscendo la natura umana.

Innanzitutto ci si ripropone il tema delle Fake News.
Lo so, non se ne può più di questo termine… allora ne usiamo un altro: Deep Fake, che è peggio. Mi riferisco a quelle notizie che non solo sono false, ma che hanno contenuti a livello di immagini e video che riguardano persone all’apparenza verissime, ma che in realtà non esistono.

Immagina come sarebbe leggere un articolo in cui si dice che “questa donna ha dichiarato di aver visto e sentito il deputato XY intimidire una stagista per ottenere favori sessuali”. La donna in questione è quella nella foto.

Inutile dire che quesa persona non esiste. L’ho presa da una delle immagini proposte dal sito di cui stiamo parlando.

Il risultato? Vera o no, la notizia può avere dei volti credibili. Diresti che la signora qui sopra è un volto costruito dal computer? Questa credibilità ha impatto sulla penetrazione delle notizie. Ne ha ancora di più se non si trattasse di una foto ma di un video. Non pensare che sia così difficile, il passo è breve.

Aggiungi a questa una bella altra scoperta, sempre in ambito intelligenza artificiale (chiamiamola AI, come fanno quelli intelligenti, dai…).

OpenAI e il giornalismo fatto dai robot

OpenAI è una società di ricerca creata da Elon Musk (si, il fondatore di Tesla, SpaceX e una serie di altre…). Una delle ultime attività (a noi note) di questa azienda è stata lavorare sui modelli linguistici, sulla coerenza nelle comunicazione scritta e parlata e sui meccanismi che consentono di prevedere le parole nel loro contesto.

La ricerca ha implicato il coinvolgimento del software nell’analisi di oltre otto milioni di pagine web che sono servite come “addestramento di base” per il sistema (si chiama GPT-2). Il risultato è stato a dir poco sorprendente.

Il software è in grado di scrivere testi su qualsiasi argomento, elaborando i concetti con un linguaggio naturale, errori inclusi.

Questo rende indistinguibile un testo prodotto dall’AI da quello prodotto da un umano esperto.

Per fortuna, nel momento in cui sto scrivendo, OpenAI ha deciso di non rendere pubblica la tecnologia per evitare che, come spesso si sente nei film di fantascienza, finisca nelle mani sbagliate. Inoltre ancora qualche difettuccio sembra averlo. Si legge su alcuni testi, ad esempio, che “un incendio è scoppiato sott’acqua”. Ma, sappiamo bene, che gli errori si possono correggere e le tecnologie, a questo punto, si migliorano in modo relativamente facile.

Il più era arrivare fino a qui.

Dobbiamo preoccuparci di tutta questa intelligenza artificiale?

Io continuo a pensare che bisogna preoccuparsi della non intelligenza degli uomini, piuttosto che di quella delle macchine.
Quando ero ragazzino leggevo Isaac Asimov e lui parlava delle tre leggi fondamentali della robotica:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.»

Se fossimo noi le creature intelligenti, basterebbe lavorare con questi tre concetti sempre davanti e le AI non farebbero più paura a nessuno. Da che mondo e mondo infatti, la fantascienza è stata la stella polare che ha guidato il progresso tecnologico che oggi maneggiamo quotidianamente. Allora perchè non incominciare a prendere seriamente alcuni paradigmi fondamentali per far sentire tutti più sicuri?

Certo, questo richiederebbe un ulteriore senso di intelligenza che forse dobbiamo ancora progettare.

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